CONSAPEVOLCHÈ?

Oggi parlando con un amico al bar, abbiamo affrontato un problema importante, la morte. Non ancora la propria, ma quella dei tuoi cari. Mi raccontava che dopo aver passato lui stesso un periodo molto difficile, di aver consapevolizzato che la morte fa parte della vita.

Parole intense tra un sorso di caffè e l’altro, che mi hanno fatto riflettere su quante volte io sono realmente consapevole di ciò che mi succede.

Ma la domanda è, come si fa ad essere consapevole?

Il feedback è fondamentale, cioè cosa al di fuori di noi viene visto e come viene visto. Ad esempio se io credo di essere un artista ma nessuno lo nota, forse forse non lo sono, credo di esserlo ma se non vengo riconosciuto per tale poco serve convincersi. È utile quindi chiedere al di fuori cosa vedono e farsi raccontare le loro sensazioni.
Alle volte sono riflessioni dure, perché puoi sentirti dire cose che non vorresti mai udire. Ahimè la forza sta li, trasformare quelle informazioni in ingredienti per farti migliorare.
Alla fine mi rendo conto quante volte non sono consapevole del presente.
Un esempio:

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  • Il libro che ho scritto, (Al di là dei trucchi) non ho nessuna aspettativa su di esso, perché l’ho scritto semplicemente perché mi è stato chiesto e nel mentre lo facevo, sentivo che era terapeutico. Stavo meglio a tirar fuori quelle parti nascoste di me e le mettevo nel mondo reale. Chiamiamola una pulizia o meglio ancora uno scioglimento di vari blocchi. Ebbene, ho ricevuto tanti feedback positivi su questo libro e ne sono rimasto sorpreso. Non me lo aspettavo, veramente. Chi mai potrà trovare così interessante in quello che scrivo (come adesso ad esempio)?
    Eppur si move. Pian piano mi rendo consapevole che forse non è solo un testo autobiografico ma una mappa dove ognuno si può riconoscere in alcune mie esperienze e trovare un modo nuovo per uscirne.
    Ecco alcune recensioni che mi hanno lasciato a bocca aperta.

Alle volte la mancanza di consapevolezza crea l’aspettativa. Cioè quando tu senti il bisogno di ricevere un feedback è la vera volta che non sei realmente consapevole di ciò che sei.
Se hai un valore grande, il risultato arriva, senza aspettare che arrivi, semplicemente tutto si muove di conseguenza. Mentre se ancora non sei così “forte” ti aspetti che gli altri facciano qualcosa per il semplcie motivo che tu l’hai fatta. Ma non è così. Non funziona così. Funziona che se ti aspetti che qualcuno faccia qualcosa per te è perché tu hai bisogno di quella persona/azione. Mentre se ti arriva senza la pretesa è perché è prorpio quella persona che ha bisogno di te.
Il bisogno semplicemente colma uno spazio vuoto. Aspettarsi che qualcuno lo riempia crea frustazione, e verrà riempito solo quando qualcun altro avrà un vuoto da colmare.
Un po’ come i vasi comunicanti. Si cerca di creare un equilibro tra di noi, e finché non ci sarà, ci troveremo spesso in uno stato di non accettazione. Non riusciremo a capire che siamo noi color che decidono gli equilibri inbase al nostro grado di accettazione e di conoscienza di noi stessi.
La parte più difficile credo, parlo per me naturalmente, perché ci sono dei momenti dove mi sento pienamente cosciente di ciò che sono e faccio, ed altre dove inciampo come un bambino sui gradini che portano a casa.
Dai c’è sempre da lavorare su se stessi, finché arriverà quel giorno dove chiuderemo i conti e diremo, ha valso la pena vivere?

Walter J.

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Al di là dei trucchi
http://leduetorri.com/prodotto/aldila-dei-trucchi/